» La curatrice
Un sogno in una medaglia

Le Paralimpiadi di Londra, attraverso gli scatti fotografici di Emanuele Broli, Marco Ciccolella e Laura Predolini, giungono a noi con forza icastica. Da bravi fotoreporter documentano le tappe salienti: le cerimonie, le partenze, le sfide, le cadute, gli arrivi, le vittorie, le premiazioni, ma anche il pathos, gli stati d’animo, le storie, le esperienze, tessendo un vero racconto.

Rise again, rialzati, è la chiave di lettura, il messaggio che si legge tra le pagine. La sconfitta e la vittoria sono le due facce della stessa medaglia, soprattutto per coloro che sono in grado di rilanciarla quando cade dalla parte sbagliata.
Una sfida vista da lontano, del resto, è come una montagna osservata dal basso: può sembrare impossibile da conquistare, ma con grande forza d’animo, determinazione e sacrificio tutti gli atleti paralimpici la scalano. È l’agognata conquista dell’Olimpo. Durante i Giochi gli atleti ci trasportano in campo catturando la nostra attenzione, rapendo il nostro sguardo e suscitando in noi emozioni forti, intense.

La difficoltà è solo l’inizio di una storia che può attraversare grandi tappe, superare ostacoli, sino a raggiungere gli ambiti traguardi. La disabilità che inizialmente possiamo osservare a bordo pista, fuori dalla piscina o sulla strada si annulla durante la gara, perché in quel momento i nostri occhi non guardano la diversità, ma l’atleta. I campioni ci coinvolgono nelle loro performance, lasciando in noi, dopo le sfide, coraggio e ottimismo, perché essi stessi incarnano la realizzazione del sogno, che è audacia, costanza, lotta, sacrificio, non miracolo.

A tal proposito, l’occhio attento e curioso dei nostri fotografi ha immortalato un motto conciso, bensì efficace e pregnante, che l’atleta Melissa Nicholls ha scritto sulle proprie calze, proprio a contatto con le piante di quei piedi che si muovono su una carrozzina: Big Dream. Nella semplicità di un’azione, voluta sicuramente in primis per se stessa più che per il pubblico, l’atleta offre un messaggio di speranza.
Alla fine dei Giochi ci alziamo dalle tribune consapevoli della nostra diversità, la diversità che appartiene a tutti, ma con un sogno in più in tasca, un sogno che a Londra abbiamo visto concretizzarsi e che vorremmo portare, per quanto possa essere possibile, fuori dalle gare, nel mondo.
Lo vorremmo portare sui banchi di scuola, nei centri di potere, nelle menti di coloro che stanno dietro ai conflitti bellici e alle speculazioni economiche, nella società civile, nelle nostre azioni, perché si concretizzi un nuovo mondo dove esista la libertà di lanciare la medaglia.

Anna Lisa Ghirardi